Il finanziamento ai partiti politici

In questi giorni si parla, nei salotti televisivi e sulla carta stampata di finanziamento ai partiti. Le recenti vicissitudini relative a cattivo utilizzo dei rimborsi elettorali ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema del finanziamento ai partiti politici. Attualmente i partiti politici godono di un rimborso elettorale che di fatto sostituisce il finanziamento che a sua volta era stato abolito con un referendum popolare. A me pare che l’attuale rimborso sia una forma di truffa alla nazione ma sta di fatto che è legge dello Stato e non possiamo fare altro che convincere i politici a cambiare le cose. Adesso, e qui è il nocciolo della questione, con la crisi che attanaglia l’Italia e le recenti manovre del Governo (sbagliate a mio vedere ma non è questo l’argomento), il finanziamento mascherato da rimborso elettorale si è mostrato per quello che è: una gigantesca forma di finanziamento pubblico, immotivata e del tutto fuori controllo che ai cittadini non va più. Il problema si pone quindi per un motivo indubbio: i cittadini non ce la fanno più e sono al tracollo, è al tracollo la piccola e media impresa e si avvia al tracollo anche l’industria. I consumi (odiosissima parola ma bisogna usarla qui per forza) diminuiscono anche per effetto dell’aumento della tassazione e gli italiani non hanno più dove sbattere la testa. C’è da dire, tra l’altro, che i soldi solo sempre quelli, non aumentano e quindi hai voglia ad aumentare le tasse perché il cittadino si difenderà diminuendo i consumi e tornando ad antiche abitudini che di consumismo non hanno nulla. Tornando adesso al nocciolo della questione: il finanziamento pubblico ai partiti è giusto oppure no? E ancora, sarebbe auspicabile una forma di finanziamento privato insieme a quello pubblico oppure dobbiamo fare che i partiti siano finanziati solo dal finanziamento privato?

Svolgiamo l’argomento e vediamo cosa esce fuori.

1. Il finanziamento pubblico. Questa forma di finanziamento garantisce la possibilità che tutti i soggetti interessati a rappresentare i cittadini possano presentarsi alle elezioni e contribuire alla gloria del Paese. Con questa forma, anche un soggetto non ricco può accedere al Parlamento. Ma c’è un pericolo: i partiti, come hanno di fatto condotto la loro partecipazione democratica, si sono aumentati il rimborso elettorale fino a renderlo un finanziamento mostruoso quindi c’è il problema di controllare la maniera in cui questo finanziamento debba essere erogato. Alcuni pensano che debba diventare un vero rimborso, ovvero un rimborso spese controllato sulle spese effettivamente svolte e con un tetto ragionevole. In altri paesi europei esiste un rimborso che viene però accordato solo ai partiti di opposizione.

2. Il finanziamento misto. Questa forma di finanziamento potrebbe essere un rimborso delle spese effettivamente effettuate unito a un finanziamento privato che potrebbe essere definito come lascito, finanziamento volontario del cittadino, erogazione dell’otto per mille (come già si fa per enti no profit).

3. Finanziamento privato secco. Sarebbe un finanziamento che coinvolge solo i soggetti privati, cittadini e industrie o associazioni ma sempre e solo privati, senza l’appoggio dello Stato. Del resto, lo Stato contribuisce comunque con la gratuità degli spostamenti e le agevolazioni per il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni.

Le tre idee sembrano buone ma c’è un problema che in questi giorni non ho sentito dire da nessuno: nel caso di finanziamento misto o di finanziamento privato secco, siamo sicuri che i partiti politici possano mantenere quella indipendenza che è necessaria per svolgere il loro lavoro? Mi spiego: un soggetto terzo potrebbe offrire un cospicuo finanziamento a un partito sia di maggioranza che di opposizione, tanto cospicuo da non poter essere ignorato. Quel finanziatore certo potrebbe essere un anfitrione disinteressato ma potrebbe anche essere una potente multinazionale che ha interesse a che una legge sia varata oppure abrogata. Di fatto un privato potente potrebbe comprarsi l’operato del parlamento. Penso per esempio a un ipotetico colosso che per poter vendere il suo prodotto tossico ne impedisca il divieto di vendita agendo direttamente sul parlamento oppure ancora una azienda con interessi a guadagnare di più potrebbe costringere i partiti finanziati così a legiferare in suo favore abbassando le tutele legali ai lavoratori (ad esempio).

Allora che fare? Come faremo a dare la possibilità ai partiti politici di esistere degnamente e allo stesso tempo a tutelare la libertà? Questa è la domanda a cui dovremo dare risposta con urgenza.

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